
– Io immagino che il mio cuore sia pieno d’amore. Solo che questo amore si manifesta sotto forma di pietà. Io immagino di aver visto l’orrore del mondo pur sapendo che non è vero. Ma non possiamo cancellare quello che abbiamo visto (…) e però cosa possono significare i problemi del mondo per una che non è in grado di farsi carico dei suoi?
– A volte tutto.
– Si, credo che potrebbe avere ragione.
A più di dieci anni dal Pulitzer per La strada, McCarthy si congeda con due romanzi che sono un grande regalo di addio, Passeggero e Stella Maris. In Stella Maris l’autore abbandona la narrazione tradizionale e consegna al lettore un libro fatto interamente dei dialoghi tra Alicia Western, una giovane matematica dalla mente strabiliante che ha chiesto di essere ricoverata in una struttura psichiatrica – la Stella maris che dà il nome al romanzo – e il suo terapeuta, il dottor Cohen. Protagonisti del romanzo non sono gli eventi e i traumi di Alicia, che restano non detti ma solo deducibili. Protagonista è la sofferenza provocata dall’impossibilità di conciliare la bellezza dell’astratto, che l’acutissima e lucidissima paziente ritrova nei numeri che ha eletto a suo rifugio, con la fragilità che caratterizza ogni essere umano, anche il più geniale. Il risultato è un lungo scambio non sempre biunivoco in cui trovano spazio filosofia, matematica, dolore e ironia raffinata e dark, che abitano la mente di una donna eccezionale e tormentata e che lascia molti interrogativi e poche risposte.
Prof.ssa Letizia Bonvini