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“La sesta estinzione” è un saggio pubblicato nel 2014 dalla giornalista statunitense Elizabeth Kolbert, vincitrice nel 2015 del Premio Pulitzer, che affronta uno dei temi più difficili del nostro tempo: la perdita della biodiversità causata dall’attività umana.

L’autrice parte dall’idea che la Terra abbia già attraversato cinque grandi estinzioni di massa, eventi naturali che hanno segnato profondamente la storia della vita sul pianeta. Kolbert sostiene che oggi siamo entrati in una sesta estinzione, diversa dalle precedenti poiché provocata in gran parte dall’uomo. Attraverso tredici capitoli, ognuno dedicato a un caso specifico, l’autrice ci accompagna in un viaggio attorno al globo, tra diverse epoche storiche. La narrazione del libro non è lineare, ma si sviluppa come una raccolta di reportage scientifici realizzati durante le numerose esperienze vissute dall’autrice. Visita laboratori, riserve naturali e siti di ricerca, raccontando storie di specie estinte o in via di estinzione, come anfibi minacciati da funghi letali, coralli distrutti dall’acidificazione e grandi mammiferi messi in pericolo dalla perdita di habitat.

Uno dei temi più affrontati è il cambiamento climatico, descritto come una delle cause più rilevanti della crisi ecologica attuale. L’autrice spiega come l’aumento delle temperature globali stia alterando ecosistemi complessi e mettendo a rischio numerose specie. Uno dei passaggi che ho trovato particolarmente significativo riguarda il fenomeno dell’acidificazione degli oceani, descritto con grande chiarezza. L’autrice spiega come l’anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera non resti solo nell’aria, ma venga in parte assorbita dal mare, modificandone la composizione chimica.

Questo processo porta a una diminuzione del pH dell’acqua, rendendola più acida. Un cambiamento apparentemente invisibile che, però, ha ripercussioni devastanti per molti organismi marini. Mi ha colpito molto il modo in cui viene descritto l’effetto a catena: la difficoltà di questi organismi nel sopravvivere compromette interi ecosistemi marini. Inoltre, non mi ero mai interessata molto al mondo che si nasconde al di sotto del livello del mare e non ero a conoscenza dei numerosi ecosistemi che convivono in un incredibile equilibrio negli oceani, né del terribile impatto che stiamo avendo su di essi.

La lettura di questo libro, oltre ad avermi fatto provare molte emozioni, mi ha sicuramente aperto gli occhi sul mondo che mi circonda. Mi ha trasmesso un senso di inquietudine, ma allo stesso tempo di consapevolezza. In questo momento, infatti, chissà quanti organismi sono stati spazzati via, quante specie presenti nelle foreste pluviali stanno andando incontro a un’estinzione certa e quante cose l’uomo avrebbe potuto fare per evitare che ciò accadesse. Come racconta anche l’autrice, negli ultimi anni si parla sempre più di Antropocene, ovvero di un’epoca in cui l’impatto umano è diventato determinante per il pianeta. Questo mi ha portato a riflettere su quanto le nostre azioni quotidiane, anche le più piccole, possano contribuire a cambiarlo. Il libro mi ha fatto capire che non possiamo più considerarci spettatori, bensì parte attiva di ciò che sta accadendo.

Consiglierei “La sesta estinzione” soprattutto per il suo contenuto, di estrema importanza e attualità. Ritengo che tutti debbano essere a conoscenza di ciò che sta accadendo in questo momento attorno a noi e a causa nostra. Tuttavia, non lo consiglierei a tutti nello stesso modo: la scrittura risulta a tratti un po’ dispersiva e talvolta complessa. La varietà di casi analizzati dall’autrice, infatti, può far perdere il filo del discorso. Per chi preferisce una narrazione più lineare, la lettura potrebbe risultare in parte impegnativa.

Adelina Longo – 2 liceo A