
Londra, 1914: la dottoressa Cate Hill, «madre ma non moglie», lotta ogni giorno per ciò che non le è consentito: diventare un chirurgo. Insieme a un gruppo di pioniere crea il primo ospedale gestito interamente da donne per curare i feriti di guerra. Sfidando i pregiudizi di un mondo maschilista che voleva tenerle confinate, le protagoniste usano il bisturi come un’arma di ribellione e la medicina come spazio di assoluta parità. Specchiarmi nella loro determinazione mi ha ricordato da dove veniamo e quanta strada è stata fatta grazie a chi ha rifiutato di abbassare la testa.
Ne consiglio la lettura perché non si tratta solo di un romanzo storico: mi è arrivato come un abbraccio tra generazioni che ti scuote l’anima, ti fa infuriare e ti lascia addosso un orgoglio immenso. Questo libro ci ricorda che il vero femminismo non chiede il permesso di esistere: si prende lo spazio che merita, cucendo ferite e ricostruendo il mondo con le proprie mani.
Tea Blandino – 3 liceo A