
Gianni Oliva, storico, giornalista e docente di Storia delle istituzioni militari, è l’autore di questo bellissimo saggio, La prima guerra civile. Dopo un’attenta ricerca storica e grazie alla sua grande capacità divulgativa, l’autore analizza la situazione del territorio italiano durante il periodo risorgimentale. Oliva ritiene che il Risorgimento sia stato un processo necessario e irreversibile per il Nord, il Centro e il Sud, poiché avrebbe garantito sviluppo economico e commerciale; pertanto, era necessario uno Stato unitario per promuovere servizi, lavoro e istruzione. I due poteri forti erano rappresentati al Nord dai Savoia con il Regno di Sardegna, al Sud dai Borbone nel Regno delle Due Sicilie.
L’incipit del saggio dà subito un’idea della situazione che si andrà creando durante le tre guerre d’indipendenza: «Impariamo alle elementari che il primo re d’Italia è Vittorio Emanuele II e nessuno di noi ci fa caso; ma, se capita di parlarne con uno straniero, la domanda giunge spontanea: “Perché lo chiamate secondo se è il primo?”». I Borbone, da Ferdinando a Francesco II, reagirono con la repressione, pur con sensibilità e obiettivi differenti. I latifondi del Meridione furono venduti alla classe media dei “galantuomini”, i nuovi ricchi, privi però di un’efficace mentalità imprenditoriale; per i contadini di queste terre essi divennero nemici. La leva obbligatoria, che poteva durare fino a cinque anni, il diffuso analfabetismo e la mancanza di lavoro — proprio in luoghi che un tempo erano stati floridi centri della cultura illuminista — generarono il fenomeno del brigantaggio, alimentando una vera e propria guerra civile.
In questo contesto disastrato, la classe dirigente liberale, formatasi al Nord, ignorò i problemi del Mezzogiorno e i contadini meridionali videro nello Stato un nemico, pertanto si affidarono ai briganti, che però non combattevano per il progresso sociale e che erano protetti dallo Stato pontificio, a sua volta tutelato da Napoleone III per ragioni strategiche.
I pertinenti riferimenti letterari dell’autore alla novella verghiana Libertà e al romanzo, spesso trascurato, I Viceré di De Roberto contribuiscono a far comprendere meglio questo conflitto sproporzionato, in cui furono mobilitati due terzi delle forze armate e si contarono più vittime che nelle tre guerre d’indipendenza messe insieme.
Prof.ssa Maura Giannattasio