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La cronaca quotidiana delle ultime settimane ha riportato al centro della discussione politica e sociale il fenomeno dei migranti che cercano disperatamente di raggiungere le nostre coste alla ricerca di un futuro migliore, lontano dal loro paese spesso bersaglio dal fanatismo religioso e dagli effetti negativi della crisi economica e sociale. Questo fenomeno spesso smuove i peggiori istinti xenofobi che albergano nell’animo umano. Studiare la storia del nostro paese può però aiutare a ridimensionare ciò che sta accadendo e a guardare con occhi diversi e compassionevoli i volti di uomini, donne e bambini che cercano un futuro migliore in Europa. Troppo spesso dimentichiamo che gli italiani da sempre sono un popolo di migranti. Ricordo con affetto la storia di un mio prozio che al termine del secondo conflitto mondiale ha lasciato il proprio paese per cercare fortuna in Sud America. Ma cosa provano un uomo o una donna che abbandonano i propri affetti e le proprie sicurezze e si avventurano verso un futuro incerto e spesso pericoloso? In questo splendido romanzo, ispirato e dedicato ai numerosi abitanti di Roasio (un piccolo paese nella provincia di Vercelli) che nei primi anni del XX secolo partirono per l’Africa, Andrea Cantone racconta la storia di Alessandro Testa, che abbandona l’Italia per raggiungere il fratello in Nigeria. Un lungo viaggio segnato dall’incertezza e da innumerevoli pericoli che consente tuttavia al protagonista di apprezzare e amare l’Africa, la culla dell’umanità. Alessandro, giunto nel continente africano, prima lavora con il fratello alla costruzione di una ferrovia e successivamente si prodiga in un’insolita corsa all’oro lungo il greto di un fiume secondario. Infine lavora come impresario edile in un contesto sociale complesso che si sta rapidamente avvicinando al secondo conflitto mondiale. Ciò che ha colpito maggiormente la mia attenzione è la magistrale capacità dell’autore di descrivere emozioni e sentimenti dei personaggi nonché luoghi, paesaggi ed atmosfere di un continente meraviglioso. Traspare  inoltre il rispetto profondo di Alessandro nei confronti dei “neri”, veri padroni delle loro terre; un pensiero rivoluzionario se consideriamo la mentalità suprematista degli europei del tempo che sfruttavano in modo spregiudicato le colonie. 

Un romanzo imperdibile che ci aiuta a comprendere da dove veniamo e che ci può aiutare a capire dove vogliamo andare.

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Prof. Matteo Negro