
Dimentica il mio nome è una graphic novel autobiografica del fumettista italiano Zerocalcare.
Il racconto si apre con la morte della nonna materna, figura centrale nella sua vita. Questo evento costringe l’autore a confrontarsi non solo con il dolore del lutto, ma anche con una serie di silenzi e zone d’ombra che hanno sempre avvolto la storia della sua famiglia. In particolare, emerge il legame complesso tra la nonna e la madre, segnato da scelte difficili, rinunce e segreti mai del tutto chiariti. Spinto dal bisogno di capire le motivazioni delle scelte prese in passato dalla sua famiglia, Zerocalcare inizia una sorta di indagine personale che lo porta a ricostruire il passato familiare, intrecciando ricordi d’infanzia e i racconti ascoltati a metà dai vari parenti. Il racconto si sposta così indietro tra presente e passato: nel passato si arriva fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale e al periodo immediatamente successivo, quando la nonna è una giovane donna costretta a crescere troppo in fretta, a fare i conti con la perdita, l’esilio e l’adattamento a una nuova identità. Uno degli elementi centrali della trama è proprio il tema del “nome” e dell’identità: il titolo richiama direttamente la necessità, per la nonna, di rinunciare a una parte di sé per sopravvivere, lasciando dietro di sé il proprio passato. Questa rinuncia ha conseguenze profonde sulle generazioni successive, influenzando il modo in cui la madre dell’autore vive il rapporto con la propria storia e, indirettamente, anche della crescita di Zerocalcare stesso. Nel presente, invece, l’autore riflette su come le scelte compiute dai suoi familiari continuano ad influenzare la vita quotidiana, nelle sue paure e nel suo senso di inadeguatezza.
Dimentica il mio nome è uno dei lavori più maturi di Zerocalcare: il suo inconfondibile stile comico, sarcastico e soprattutto diretto che caratterizza tutte le sue opere, riesce ad essere efficace anche in una storia più sentita dove affronta temi più complessi e dolorosi come il lutto di una persona cara, perché riesce a mantenere il suo stile inconfondibile – ironico, diretto, popolare – affrontando però temi più complessi e dolorosi rispetto alle opere precedenti. Ho letto questo libro come compito per scuola e sono rimasta molto contenta di questa lettura: credo che una delle capacità di Zerocalcare è quella di far immedesimare il lettore in tutte le sue storie (anche se non abbiamo vissuto in prima persona queste esperienze) e in questo racconto ci riesce al meglio anche e la sua capacità di raccontare eventi drammatici senza perdere leggerezza, usando l’umorismo non per sminuire il dolore, ma per renderlo più umano e condivisibile: questo è un altro grande punto di forza di questo libro. Inoltre i disegni sono nel suo iconico stile, ovvero semplici ma espressivi, e accompagnano perfettamente il racconto e rafforzano l’impatto emotivo di molte scene. È una lettura che fa sorridere, ma soprattutto fa riflettere, lasciando al lettore la sensazione che conoscere il proprio passato sia un passaggio fondamentale per comprendere se stessi. Consiglio questo libro non solo agli amanti dei fumetti, ma a chiunque cerchi una storia sincera e coinvolgente.
Greta Piana – 3 liceo A