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Il destino di certi personaggi sembra scritto nel loro nome. Nomen omen, dicevano i latini. Ecco perché il nome della protagonista di questo romanzo ha subito catturato la mia attenzione: Sequoia. Anche se lei preferisce farsi chiamare Jess, il nome resta lì, a fare da eco silenziosa a tutta la storia.  La sequoia è l’albero più imponente e longevo del mondo. Cresce solido, verticale, adattandosi ai terreni più difficili. Resiste al tempo, alle intemperie, agli incendi. Jess è esattamente così: una ragazza che lotta per restare in piedi, che nonostante tutto vuole vivere. E lo fa con una forza che commuove, che spaventa, che a volte lascia senza fiato. Durante la lettura vi troverete a preoccuparvi per lei, a soffrire con lei, a sperare disperatamente che ce la faccia. E vi affezionerete a Bo, il suo cane nero: fedele, silenzioso, coraggioso. Un legame profondo, che diventa ancora più toccante nel contesto spietato in cui si muovono. Il padre di Jess resta una figura sfuggente, sfocata come la nebbia che avvolge certi ricordi. Non sarà facile comprenderlo, e nemmeno perdonarlo. La narrazione si sviluppa attraverso un impianto diaristico che alterna un Prima e un Dopo, scandendo la tensione con precisione chirurgica. C’è un evento, uno spartiacque, che divide la vita di Jess in due. E da quel momento, lei è sola. E nessuno sa dove si trovi. A tratti avrete voglia di correre avanti, saltare pagine per scoprire subito cosa succede. Resistere sarà difficile. Ma ne vale la pena.

Prof.ssa Laura Gallo